In copertina: La Lavanda dei Piedi (a San Pietro) di Sieger Köder (Germania 1925 – 2015).
Olio su tela, 1989. Sieger Köder Museum, Ellwangen, Germania
Con questo Giovedì Santo entriamo nel cuore dell’anno liturgico e ci avviciniamo anche alla conclusione della nostra rubrica “Quaresima: le nostre Voci in Ascolto”.
Gli ultimi quattro appuntamenti saranno affidati ad Andrea Viozzi, un esperto d’arte che ci aiuterà a contemplare il Vangelo attraverso alcune grandi opere della tradizione cristiana. Non ci accompagneranno più i disegni dei nostri bambini, che tanto hanno arricchito questo cammino, ma immagini che, nella loro bellezza, sapranno aprire nuovi spazi alla meditazione.
Lasciamoci guidare anche da questo linguaggio, quello dell’arte, per entrare con maggiore profondità nel mistero che in questi giorni celebriamo.
Gv 13,1-15 ~ Li amò sino alla fine.
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Il commento: di Andrea Viozzi, esperto di arte
Sieger Köder, che è stato sia sacerdote che pittore, nell’opera non si limita a illustrare un racconto evangelico, ma crea una vera e propria “omelia visiva” del capitolo 13 del Vangelo di Giovanni attraverso la verità del gesto. Il punto focale della composizione non è la testa di Pietro, ma i suoi piedi e le mani di Gesù.
L’autore sottolinea la Kenosi (lo svuotamento di Dio): Dio non sta sul trono, ma ai piedi delle sue creature. L’acqua nel catino raccoglie la sporcizia del cammino di Pietro, simboleggiando la capacità di Cristo di assumere su di sé il peccato e la stanchezza dell’umanità. Il volto nel catino è il dettaglio più celebre; Pietro, infatti, non guarda Gesù, bensì l’acqua e in quell’acqua torbida e scura non vede solo i suoi piedi, ma il riflesso del volto di Cristo. Dio, quindi, si rivela nel servizio più umile; per vedere il volto di Dio bisogna, dunque, chinarsi verso terra.
Le ombre generate dai due corpi, non sono semplici riempitivi spaziali, ma elementi portanti di una narrazione drammatica e spirituale. Sullo sfondo, quasi in penombra, si intravedono il pane e il calice, elementi che permettono all’artista di creare un legame indissolubile tra il sacramento dell’altare e il “sacramento del fratello”.
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