In copertina: Le pie donne al sepolcro, William-Adolphe Bouguereau (1825-1905), olio su tela, 1890, Museo Reale di Belle Arti ad Anversa
Nel giorno santo della Pasqua del Signore giunge a compimento il cammino della nostra rubrica “Quaresima: le nostre Voci in Ascolto”.
Sentiamo il dovere e la gioia di ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a renderla viva: quanti hanno offerto riflessioni, pensieri e preghiere; tutti coloro che, giorno dopo giorno, hanno partecipato nel silenzio a questo cammino condiviso con la lettura e la meditazione; e in modo speciale i nostri bambini, che con i loro disegni hanno saputo esprimere con semplicità e verità la bellezza del Vangelo.
Gv 20,1-9 ~ Egli doveva risuscitare dai morti.
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Il commento: di Andrea Viozzi, esperto di arte
La scena è dominata da un’architettura severa e monumentale. L’ingresso del sepolcro funge da cornice interna, delimitando lo spazio tra il mondo dei vivi e la realtà soprannaturale della Resurrezione.
Le Tre Marie rappresentano una gradazione di reazioni umane di fronte al mistero. Una è prostrata in preghiera con un abito rosso vinaccio che spunta dal manto nero che allude alla passione di Cristo e all’amore ardente nei confronti del suo Signore; un’altra vestita con un abito di velluto scuro simbolo dell’immersione totale nel dolore della perdita osserva con stupore e dolore. La terza, invece, con una veste dai toni grigi che richiamano la penitenza e l’umiltà, “polvere sei e polvere ritornerai”, sorregge un bacile d’oro, simbolo degli unguenti per la sepoltura ormai inutili, e mentre la parte inferiore del corpo è ancora immersa nell’ombra della terra, simbolo del lutto, la parte superiore è già illuminata dallo splendore dell’Angelo. La trasparenza delle vesti suggerisce, dunque, la sincerità del suo atto: non è lì per dovere, ma per amore puro verso il Maestro.
La figura angelica è eterea, quasi bidimensionale rispetto alla fisicità plastica delle donne, sottolineando la diversità ontologica tra l’umano e il divino.
Contrariamente alla logica naturale, la luce non viene dall’esterno, ma dall’interno della tomba, invertendo il concetto di morte: la tomba non è più un luogo di oscurità e fine, ma la sorgente della Luce del Mondo.
L’opera sottolinea il ruolo delle donne come “Apostole degli Apostoli” e la loro vicinanza fisica alla pietra ribaltata indica che la sensibilità e la fedeltà sono le chiavi per accedere al mistero della fede prima ancora della comprensione intellettuale.
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